ha subito un'emorragia senza precedenti: oltre 118mila negozi hanno chiuso, con un impatto devastante sulla vitalità economica e sociale dei centri urbani. Il dato è dell'ufficio studi di Confcommercio con la collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Ne viene fuori una preoccupante tendenza alla desertificazione commerciale, con effetti particolarmente gravi nei centri storici, dove la chiusura degli esercizi di vicinato si accompagna alla riduzione degli sportelli bancari privando intere comunità di servizi essenziali.
"Senza il commercio di vicinato, le nostre città diventano meno sicure, meno vivibili e meno attrattive ", ha detto Carlo Sangalli, presidente nazionale di Confcommercio. Organizzazione di categoria che, attraverso il progetto Cities, mira a contrastare questa tendenza attraverso iniziative di rigenerazione urbana, che includono incentivi per la riapertura dei negozi sfitti, piani di mobilità sostenibile e fiscalità di vantaggio per le piccole imprese.
Il fenomeno è evidente anche in Sicilia, dove i centri storici rischiano di perdere la loro identità. Giuseppe Caruana, presidente di Confcommercio Agrigento, lancia un monito: "Le istituzioni devono comprendere che i negozi di vicinato non sono solo attività economiche, ma presidi fondamentali per la sicurezza e la vivibilità delle città. Senza un intervento immediato, rischiamo di assistere alla scomparsa di un intero tessuto economico che da sempre rappresenta il cuore pulsante delle nostre comunità".
La provincia di Agrigento si trova di fronte a una situazione paradossale: secondo dati recenti il territorio ha registrato un incremento significativo del valore aggiunto totale, ovvero della ricchezza prodotta, risultando tra le aree con la crescita più alta a livello nazionale. Tuttavia, questo sviluppo non si sta traducendo in un effettivo miglioramento delle condizioni economiche locali. Caruana parla di contraddizione inaccettabile. "Se non si interviene per migliorare l’accesso al credito, ridurre la burocrazia e contrastare il declino infrastrutturale, la crescita sarà solo teorica, mentre la realtà sarà fatta di negozi vuoti e centri storici deserti ", sottolinea Caruana. Per il quale servono misure concrete per evitare che i centri storici diventino solo scenari vuoti privi di vita economica e sociale".
A fronte di questo quadro critico, l'unico settore che mostra segnali di crescita è quello della ristorazione e delle strutture ricettive extra alberghiere. I dati confermano un aumento di quasi il 28% di attività ristorative nei centri storici e un aumento del 170% degli alloggi extra alberghieri, trainato dal boom degli affitti brevi. Ma il presidente provinciale di Confcommercio avverte: "Sebbene l’incremento della ristorazione e delle strutture ricettive possa sembrare un dato positivo, rischiamo di trasformare i nostri centri storici in semplici aree di passaggio per il turismo mordi e fuggi, a scapito della residenzialità e del commercio di prossimità ".
Confcommercio Agrigento propone misure urgenti: una riforma della Legge sul Commercio, sgravi fiscali per le attività locali, incentivi per la riqualificazione dei mercati storici e una governance partecipata tra istituzioni e associazioni di categoria. " Non possiamo permettere che i centri urbani siciliani diventino città fantasma. È il momento di agire, prima che sia troppo tardi ", conclude Caruana.