dell'associazione "Giovani pescatori" di Licata, insieme a quelle dei massimi dirigenti delle cooperative di pesca saccensi nella lettera inviata al prefetto di Agrigento Salvatore Caccamo. A cui si chiede un incontro. Una richiesta che si inquadra nella sempre più drammatica condizione in cui sta versando un comparto economico da sempre trainante per l'economia saccense. I presidenti della Fra' Pescatori e della Madonna del Soccorso, rispettivamente Vincenzo Marinello e Salvatore Scaduto, e a nome della San Paolo Consulting Gaspare Sclafani, invocano l'intervento del rappresentante del governo in provincia affinché si possa intraprendere, insieme a lui, un percorso che porti da un lato a capire cosa sta accadendo nel Canale di Sicilia e, dall'altro, trovare anche possibili linee di azione, rappresentando allo stesso Esecutivo Meloni la drammatica riduzione di specie ittiche nel mare.
Il tema è la dichiarazione dello stato di crisi, e al prefetto i firmatari della lettera riepilogano i termini della questione, a partire dal grido d'allarme lanciato dalle marinerie siciliane, e da quelle agrigentine in particolare. Prefetto che era già stato destinatario, in quella circostanza per conoscenza, della nota inviata al ministro delle Politiche agricole, al presidente della Regione e all'assessore alla Pesca con la quale si proclamava lo stato di crisi e si denunciava la forte preoccupazione per l'emergenza legata al perdurante grave fenomeno di carenza di pesce, con particolare riferimento a gambero e pesce azzurro ma anche del pesce bianco (vale a dire merluzzi, triglie) e mollame (polpi, totani e calamari). Un fenomeno in corso da almeno 6-8 mesi, con una condizione più grave riguardante il gambero, che rappresentava la specie maggiormente pescata, quasi la metà della pesca giornaliera. Situazione che ha fatto precipitare il fatturato, mandando in perdita già diversi motopescherecci.
Ribadiscono, i firmatari dell'appello al prefetto Caccamo, la questione dei tratti di mare interdetti alla pesca sia dall'Unione Europea che dalla stessa Regione Siciliana, nella fattispecie col piano di gestione di Mazara del Vallo. Aree che dovevano fungere da luoghi di ripopolamento e che oggi si stanno rivelando deleteri in quanto affollano in tratti di mare uguali per tutti 90 pescherecci di grande pesca che, materialmente, "si pestano i piedi". Sulle ragioni per le quali il pesce scarseggia si ipotizzano i cambiamenti climatici. L'argomento preoccupa, anche rispetto alla questione delle forniture a pescherie e ristoranti, che come è stato evidenziato ieri nella riunione al comune, sono precipitate, rischiando di mandare sul lastrico decine di addetti al settore della commercializzazione, centrale nell'intera filiera della pesca.
Intanto l'europarlamentare Giuseppe Lupo, componente della commissione Pesca dell'Unione europea, sarà a Sciacca sabato mattina per incontrare le marinerie. Insieme a lui ci sarà anche il capogruppo all'Ars del Pd Michele Catanzaro.