ha avanzato la richiesta di condanna all’ergastolo nei confronti di Gaetano Sciortino, l'operaio di Cattolica Eraclea accusato di aver ucciso il marmista Giuseppe Miceli il 6 dicembre del 2015 all’interno del suo laboratorio in via Crispi. L’accusa chiede, dunque, il carcere a vita per l’unico imputato a margine di un complesso dibattimento caratterizzato anche da diversi colpi di scena e indagini suppletive. Per l’accusa, ad “incastrare” Sciortino, arrestato quasi due anni dopo il delitto del 2015, ci sarebbero alcuni elementi: il ritrovamento nel luogo dell'omicidio di un'impronta di scarpa compatibile con quella recuperata in una scarpata che l'imputato, secondo quanto emerge dalle indagini e dalle intercettazioni, avrebbe cercato di fare sparire, il presunto pedinamento del giorno precedente e la distruzione di alcune punte da trapano da parte dei figli dell’imputato (intercettati) che appartenevano alla vittima. Sfugge l'esatto movente che, comunque, secondo il pm, è da ricondurre ad una rapina. "La vittima - ha aggiunto il magistrato - era solita tenere alcune decine di euro in tasca e non aveva nulla quando è stato trovato il cadavere. I cassetti, inoltre, dopo l'omicidio, sono stati aperti e l'assassino ha rovistato all'interno. Il marmista, 67 anni, sarebbe stato massacrato con un'acquasantiera di marmo e colpito al volto con un'autoclave. Nel corso del dibattimento, a Sciortino sono stati concessi dapprima gli arresti domiciliari e lo scorso aprile l’obbligo di dimora a cui è tuttora sottoposto. Si torna in aula, davanti la Corte di Assise di Agrigento, il 17 dicembre quando inizieranno le arringhe difensiv