dove si trova rinchiuso da sabato scorso, l'interrogatorio di Ciro Ruvolo, cinquantunenne di Ribera, rintracciato e arrestato dai carabinieri con l'accusa di omicidio volontario. Gli investigatori ritengono che sia lui l'assassino di Mahjoub Aymen, tunisino di 30 anni ucciso la sera di lunedì 10 febbraio fuori dal bar situato tra il corso Umberto e la via Buoni Amici, colpito a morte da due dei tre colpi di arma da fuoco esplosi da un'auto in transito che poi si è allontanata.
Il provvedimento di arresto è stato firmato dal gip del tribunale di Sciacca Antonino Cucinella, che ha accolto in tal senso la richiesta del pm Alberto Gaiatto, che coordina l'inchiesta, da lui avanzata dopo avere ricevuto la relazione di servizio presentata dai militari dell'Arma. Stando a quanto si apprende dai suoi legali, gli avvocati Aldo Rossi e Antonio Palmieri del Foro di Sciacca, Ruvolo dice di essere innocente. L'indagato ha precedenti per reati in materia di stupefacenti, e stando a quanto si apprende anche problemi di tossicodipendenza. Una vicenda che è ancora tutta da chiarire e che si inquadra anche nel contesto, tuttora non del tutto evidente, relativo al movente di questo omicidio, che ha scosso notevolmente la comunità riberese. È certo che gli investigatori hanno potuto imprimere quella che considerano una svolta nell'indagine dopo avere preso visione dei filmati del sistema di videosorveglianza situato all'esterno del palazzo municipale di Ribera. L'omicidio è avvenuto proprio di fronte, tra il bar e l'edicola.
Sulla zona in questione, particolarmente frequentata e abitata da nordafricani (molti dei quali impegnati nelle campagne nella raccolta delle arance), da tempo sono accesi i riflettori delle forze dell'ordine, che la considerano una piazza di spaccio a tutti gli effetti. Le indagini sull'omicidio sono tuttora in corso, e a destare qualche impressione sono anche alcune scritte ingiuriose apparse poco dopo l'omicidio sui muri che delimitano la casa di Ciro Ruvolo, alcune delle quali in arabo. Un fatto, quest'ultimo, rivelato dal Giornale di Sicilia in un articolo firmato dalla collega Francesca Capizzi. Anche questo episodio naturalmente è tuttora oggetto di accertamenti da parte dei carabinieri della locale tenenza e di quelli del Nucleo operativo radio mobile agli ordini del tenente colonnello Roberto Vergato.